Il mio libro è stato una sorpresa.

Io volevo solo realizzare il mio sogno.

Una volta passato Suez ed entrato nel Mare Nostrum, nel mare mio, mi sono sentito a casa ed ho avuto una esplosione di gioia e di liberazione, ma al contempo avvertii che questa non era completa, mi mancava qualcosa.

Impiegai tre mesi, il tempo per portare Freccia al porto di partenza attraverso la Turchia, l’Egeo, la Grecia e la Dalmazia, per realizzare che dovevo scrivere, come se scrivere fosse parte integrante della realizzazione del mio sogno. Una volta a destinazione presi il Diario di Bordo, mi misi al computer per cinque ore al giorno, per cinque mesi e solo quando consegnai manualmente il Manoscritto all’Editore compresi che avevo chiuso il cerchio.

 

A fine luglio 2009 è uscito nelle librerie e a febbraio 2011 ne è uscita  la seconda edizione.

 

ALCUNI BRANI TRATTI DAL LIBRO:

3 settembre 2007

Per chi pensa

che l’ombrello serva solo per ripararsi dalla pioggia,

che nella maggior parte del mondo si circoli solo a destra,

che il turismo sessuale sia abominevole,

che il continente Europa sia ancora il continente eletto,

che nell’universo siamo i soli esseri viventi,

che esista ovunque la doccia,

che un bicchiere sporco sia scusa per rinunciare ad un brindisi,

che siano sempre necessarie le posate per mangiare,

che sia sufficiente vedere senza guardare e sentire senza ascoltare,

che se due adulti si tengono per mano siano omosessuali,

che sia sufficiente ascoltare una sola campana per farsi un’opinione obiettiva,

che rubare i pensieri altrui non sia reato,

per chi pensa… solo!

 

 

13 settembre 2003

Baia di Navarino: a Freccia e al suo capitano.

“Qui le nostre strade si dividono: a Dio decidere se e quando si incontreranno di nuovo.

È stato saturo di vita questo scorcio di esistenza: negli occhi un mare di lapislazzuli e

un azzurro cielo variabile come il tuo umore.

Sulle labbra il salato della vita, nel cuore il mistero della tua vita.

Tu, novello Ulisse, hai messo le ali al tuo sogno e spiegato le vele agli zefiri celesti.

Ora la tua storia cavalca gli azzurri mari della vita.

Che i delfini amici traccino la tua rotta come abili destrieri;

che le benigne stelle illuminino le notti più buie;

che le acque si stendano come tappeti al tuo passaggio;

che il tuo cuore assapori la felicità della realizzazione.”

Firmato : il tuo equipaggio

 

 

Estate 2005

From: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Il mio mondo non te lo voglio raccontare, ma se lo vuoi sapere te lo devi andare a cercare sui libri nascosti in fondo al mare. Leggi il mio nome, trova il mio cuore. Apri il mio libro alla pagina verde, prendi la soluzione e spargila al vento.

firmato: Isabella, dieci anni.

 

 

Marzo 2005

Lettera ai tifosi di Freccia: considerazioni sulle foche

Isola di San Cristobal - Arcipelago des Islas Encantadas (Galapagos)

Una scoperta! La prima volta che le vedo in acqua ho l’impulso immediato di giocare con loro … e lo seguo: pinne e maschera e mi butto! Capisco che vogliono mettermi a mio agio e per fare ciò nuotano attorno a me con estrema leggiadria ancheggiando sinuose come piume al vento. Acquisita un po’ di confidenza, mi puntano veloci e solo all’ultimo momento, a circa 50 centimetri da me, scartano come se rimbalzassero contro un muro. Mi guardano sempre con i grossi occhi riparati da una membrana e infine si pongono immobili a distanza di braccio davanti alla macchina fotografica come volessero essere pure loro il soggetto di un calendario. Così rimangono a lungo e io ho tempo di leggere nei loro occhi la voglia di giocare. Una di esse reagisce tardivamente e riesco ad accarezzarla mentre scarta davanti a me. Ormai è diventata una routine: le ho attorno in acqua mentre pulisco la carena di Freccia, le ho in barca mentre mangio e nei sogni mentre dormo…

 

Sono allegre, instancabilmente vogliose di giocare, come i cuccioli di cane (i loro versi sono simili a latrati). Qualsiasi oggetto in acqua diventa un gioco per loro: una corda, un pallone, un legno. Se non ne trovano, evoluiscono fra loro in una fraterna sfida all’incrocio pericoloso.

Si notano chiaramente gli arti che hanno subìto una trasformazione da terrestre ad acquatico, come le notò sicuramente Darwin. Le pinne sia pettorali che caudali sono articolate a mo’ di falange per permettere alla pinna stessa di piegarsi  e grattarsi il collo e la testa. A terra sono estremamente goffe, ma sono in grado di issarsi in luoghi che sembrano inaccessibili. Lì se ne stanno immobili per ore a crogiolarsi al sole.

Quando emergono fanno il classico rumore dello “sfiato” come tutti gli altri mammiferi marini (delfini, balene, orche) uguale allo sfiato dello snorkel di noi subacquei, mammiferi terrestri.

Fuori dal loro elemento, l’acqua, mutano atteggiamento e diventano pericolose se contrariate o troppo avvicinate. Avvertono la loro inferiorità nel movimento e abbaiano come i cani, e come i cani passeggiano indisturbate per il paese attraversando tranquillamente la strada in mezzo alle vetture: hanno la precedenza! La sera si ritirano a dormire sulla spiaggia e russano in continuazione.

Prendono possesso di tutti i gommoni e barche ancorati e bisogna sloggiarle a forza con urla e battendo le mani. Una di loro ha preso possesso dello spoiler di Freccia impedendomi di fare le mie abluzioni mattutine (leggi anche pisciatine). È un adulto e quando cerco di farlo sloggiare, prima di lasciarsi scivolare in acqua mi abbaia contro.

L’altra notte dormivo in dinette come al solito. Sento uno strano russare: non avevo mai sentito Stefano russare a quel modo! Mi alzo incuriosito e vedo, al chiarore della luna, il musetto di un cucciolo che fiuta in cabina all’altezza del tambuccio! Stava dormendo sdraiato sulla panca del pozzetto! Lo sloggio immediatamente: non vorrei mi precipitasse in cabina. C’è ancora il suo calore sul teak del pozzetto e pure chili di peli, sufficienti per fare un marsupio per donna.

Insomma, sono il leitmotiv dell’isola. Le iguana, le sule dalle zampe azzurre, le fregate dal gozzo rosso, le tartarughe giganti, passano in secondo piano. Sono sicuro che si potrebbe studiare una terapia per bambini  minorati, alla stessa stregua di come già si attua coi delfini.

 

Note tecniche

Siamo alla latitudine di 1° sud, quasi sulla linea dell’equatore. Le giornate sono stupende, la temperatura media 26 °C. Di notte serve una coperta leggera. A volte è ventilato. Gli abitanti sono poche migliaia, molto amichevoli e vivono quasi tutti nel paese sul porto. Il costo della vita è ancora economico: cinque dollari per mangiare e dodici dollari per dormire in alberghi o posadas. Due immersioni giornaliere costano cento dollari. Una settimana è sufficiente per visitare, godere e farsi un’idea dell’isola.

La prossima settimana ci trasferiremo in un’altra isola prima di partire per il “grande balzo”.

Buona vita a tutti

Rodolfo del Freccia